In sociologia esiste un concetto particolarmente interessante per l’audience contemporanea composta di persone attente a ciò che desiderano, in quanto convinte che la volontà si esplichi poi effettivamente sotto forma di risultati materiali: secondo queste, l’atteggiamento mentale più vincente di tutti sarebbe proprio il “manifestare”. Ma funziona davvero? Scopriamo insieme la profezia auto-avverante o, in inglese, self-fulfilling prophecy.
La convinzione crea il fatto
Al fine di comprendere meglio questo assunto di base, bisogna partire dalle origini: il noto sociologo statunitense Robert Merton cita la profezia auto-avverante nel 1948 nel saggio dal titolo The Self-Fulfilling Prophecy, pubblicato sulla rivista The Antioch Review, parlandone nei seguenti termini: una previsione inizialmente falsa, una volta creduta vera e trattata come tale, produce comportamenti che finiscono per renderla reale in maniera tangibile. In altre parole: qualcuno formula una credenza sbagliata su una situazione o una persona; agisce come se quella credenza fosse reale; gli effetti di questa azione modificano la realtà fino a far combaciare i fatti con la previsione iniziale. L’esempio classico riporta che se si diffonde l’idea (falsa) che una banca stia per fallire, i clienti corrono a ritirare i soldi, dunque la banca fallisce davvero. E così la credenza – non il fatto originario – attiva il processo.
Psicologia sociale, etichettamento
Durante gli anni ’60 e ’70, la teoria si intreccia con la psicologia attraverso Rosenthal e Jacobson che mostrano quanto le aspettative dell’insegnante sui bambini plasmino in ultima analisi i risultati scolastici. Ad aspettative alte seguiva una performance alta e viceversa con aspettative piuttosto basse. La profezia diventa dunque un meccanismo relazionale, tale per cui uno interiorizza l’aspettativa altrui. Così, più avanti, il concetto muta ancora fino ad approdare alle strategie di etichettamento: in un primo momento attengono alla devianza sociale, successivamente vanno poi a ricoprire diverse dinamiche della comunicazione pubblica. In prima battuta però, Becker, Lemert e successivi sostengono che: l’individuo etichettato come deviante interiorizzi e agisca secondo la label affibbiata, fino a diventare realmente deviante. Qui siamo nel campo della costruzione sociale della devianza.
Media: il potere interpretativo
Come accennato in precedenza, i media tradizionali e nuovi – stampa, radio televisione, social network… – attuano ampio uso delle strategie di labelling, soprattutto in caso di emergenza, disordini sociali e momenti critici attinenti ad esempio alle elezioni. Le tecniche utilizzate sono molteplici ma in questa sede basta sapere che l’opinione pubblica non viene mai trattata in maniera neutrale o imparziale: la si può veicolare grazie a scelte redazionali specifiche di framing delle tematiche più rilevanti e successivamente gestita attraverso gli opinion leader. Dunque, quando una certa definizione mediatica (frame) si ripete nel tempo, le persone tendono a interiorizzarla come “normale” o “vera”: la cosiddetta “coltivazione” o “cultivation effect”.
Fake it until you…
… make it.
Considerati gli aspetti tecnici e teorici, l’assunto sociologico di cui sopra somiglia molto all’atteggiamento manifestante di tutti coloro che in qualche modo vogliono ottenere qualcosa – tipo successo e prosperità – passando attraverso, per l’appunto, un atteggiamento mentale specifico. Il manifesting, nella sua accezione più positiva e leggera, si esplica come pianificazione di tutti gli obiettivi che si vogliono raggiungere nella vita grazie anche ad attività di journaling, creazione di vision board e pensando costantemente al migliore output che può andare a crearsi successivamente alle nostre azioni strategiche. Tuttavia, un’altra versione del manifestare diventa anche una sorta di pantomima o finzione del bello, della felicità, quando in realtà dentro ci si sente fragili e vulnerabili; oppure, ostentare uno stile di vita poco attinente con la realtà e aspettarsi un giorno di trovarsi al piano superiore grazie ad un abile gioco sociale.
Manifestare funziona?
Sì. O meglio, se prendiamo come assodato che sia possibile convincere gli altri di un assunto di base – bello o brutto che sia – grazie alla reiterazione dello stesso, allora lo è anche convincere sé stessi. In tal senso, la mindfullness ci insegna che quanto più siamo allineati ai nostri valori ed obiettivi, certamente ci porremo in atteggiamenti che possano effettivamente realizzare i nostri progetti. Alcune tradizioni dell’ultima ora indicano che a tale attitudine mentale “l’universo” segua di conseguenza, ponendo in essere solo avvenimenti utili a questa crescita preconizzata. Personalmente credo che la realtà sia un po’ più fitta ed intricata di così; ciononostante, sono certa anche io che a volte basti giusto un po’ di auto-motivazione ed autostima per far sì che la realtà cambi faccia e diventi più fluida e propositiva. Perciò, scegli la tua prossima self-affirmation e comincia ad auto-profetizzarti positivamente! ☺︎