La classificazione delle forme di governo è sempre stata uno strumento teorico per tentare di comprendere il funzionamento del potere. Ma ogni schema, se non è ancorato all’osservazione storica concreta, rischia di diventare decorazione concettuale.
L’idea di questo testo non è celebrare la democrazia, né demonizzare le sue degenerazioni, bensì vuole fornire una piccola guida analitica per comprendere quattro grandi modalità attraverso cui il potere si organizza; considerato il dibattito pubblico che sempre più mastica le seguenti parole: democrazia, plutocrazia, noocrazia e burocrazia.
Non come categorie pure – che non esistono – ma come vettori dominanti che, in proporzioni variabili, strutturano ogni Stato moderno.
1. Demo-crazia
Nel suo significato originario, la democrazia è un’idea potente: demos kratos, il potere al popolo. Non come massa informe, ma come corpo politico consapevole. Nell’ideale più puro, la democrazia presuppone cittadini colti, radicati, capaci di pensiero critico, responsabili del destino collettivo. Il demos era un corpo civico ristretto, omogeneo, educato alla responsabilità politica.
In origine, dunque, la democrazia non era il regno dell’uguaglianza assoluta, ma un sistema elitario di partecipazione allargata. Affondava le sue basi soprattutto nella paideia: la formazione culturale, spirituale e fisica del cittadino ideale.
Con la modernità, questa architettura viene progressivamente smantellata. L’estensione del suffragio, la massificazione dell’istruzione, l’industrializzazione e la nascita dei grandi apparati mediatici trasformano il cittadino in elettore seriale. Il voto perde il suo valore deliberativo e diventa verosimilmente uno strumento statistico.
Il risultato non è un ampliamento del potere popolare, ma la sua dissoluzione. Il cittadino difficilmente ha un reale peso sulla bilancia delle macro-decisioni; tutt’al più consuma narrazioni che lo indirizzeranno maggiormente a sostenere questo o quel partito.
L’uomo-massa – di cui parlava Ortega y Gasset – necessita dunque di intrattenimento. E così la politica si trasforma in marketing, in teatro, in narrazione sentimentale. La degenerazione naturale della democrazia è quindi la demagogia: il potere di chi sa manipolare le paure, i desideri e le frustrazioni collettive.
2. Pluto-crazia
Ogni sistema politico che perde il controllo delle proprie leve economiche è destinato a diventare formalmente sovrano e sostanzialmente subordinato.
La plutocrazia non è il governo dei ricchi in senso volgare. Rappresenta in realtà il dominio strutturale del capitale sulla sovranità statale. Opera attraverso le reti finanziarie, le istituzioni sovranazionali, i flussi di credito, il rating, il debito pubblico, le politiche monetarie.
Lo Stato moderno è legato ai mercati da una dipendenza strutturale: deve finanziarsi, collocare titoli, mantenere fiducia, rispettare parametri. Questa dipendenza trasforma la politica economica in amministrazione vincolata.
Il potere reale si sposta in una linea frastagliata partendo dalle assemblee parlamentari alle banche centrali, passando dai governi eletti alle agenzie di rating e finendo presso le scelte politiche inerenti alle compatibilità finanziarie.
In questo assetto le decisioni cruciali – spesa pubblica, politiche industriali, gestione delle crisi, riconversioni produttive, privatizzazioni – rispondono prima di tutto alla logica dei mercati, non a quella della comunità nazionale.
3. Noo-crazia
Si pronuncia “nucrazia” e deriva dal greco nous “saggio” e kratos “governo”, dunque “governo dei saggi”; è una forma di governo in cui il processo decisionale è attuato da persone ritenute “savie”. L’idea è stata proposta da vari filosofi come Platone, Gautama Buddha e Confucio.
In America Contro: Un Anno di Trump, documentario a cura di Sky, gli opinionisti definiscono proprio gli USA una Noocrazia: che sia Donald Trump il saggio in questione? In effetti, se la plutocrazia controlla i flussi materiali, la sopracitata governa quelli simbolici e coincide con una struttura diffusa di produzione del senso: università, media, industria culturale, piattaforme digitali, sistemi educativi, linguaggio pubblico.
Qui non si esercita il potere politico diretto, ma quello ben più profondo della formazione delle categorie mentali attraverso la gestione ed il controllo oculato del vocabolario ammesso, dei temi legittimi e delle cornici interpretative – sistematizzando in qualche modo la percezione della realtà. Il politically correct si inserisce ampiamente in tale contesto.
4. Buro-crazia
Ogni sistema complesso genera apparati. Ogni apparato tende, col tempo, a rendersi autonomo.
La burocrazia nasce come strumento tecnico per garantire ordine, prevedibilità e legalità. Ma la sua logica interna spinge verso l’autoconservazione, l’espansione e la rigidificazione. Il potere burocratico non risiede nei singoli funzionari, ma nella struttura procedurale degli apparati soprattutto amministrativi.
La burocrazia governa attraverso la dilazione del tempo, la complessità delle procedure – sempre meno accessibili alla popolazione anziana – e anche attraverso la frammentazione delle responsabilità; creando una sorta di impunità sistemica. Elon Musk – (ex?) amico di Trump – afferma proprio l’impero della burocrazia in America attraverso un potere decisionale disperso nella rete amministrativa che nessuno controlla interamente ma che tutti subiscono.
Il nodo irrisolto
Nessuno Stato contemporaneo è dominato da una sola crazia. Invero la configurazione tipica è più verosimilmente una stratificazione funzionale: la plutocrazia determina i vincoli economici, la noocrazia costruisce il consenso culturale, la burocrazia garantisce l’inerzia sistemica ed infine la democrazia fornisce la legittimazione formale.
Ogni riflessione autentica sullo Stato conduce inevitabilmente al tema della sovranità che non può essere intesa soltanto in senso politico, economico o amministrativo, ma prima ancora come forma interiore. Ne consegue che l’ordine collettivo riflette sempre il livello umano e spirituale di un popolo e ogni crisi del potere rivela, in fondo, una crisi dell’uomo.